American Blues: la voce degli ultimi

La dama dell’insetticida Larkspur_ABVPFamiglie disagiate, vite spezzate da inaspettate crisi, umanità che attendono di essere salvate. Ma per sopravvivere, sogni che tramutano la realtà e portano l’attesa consolazione. È questo l’universo composito che il regista Michael Rodgers ha scelto di portare in scena con la Compagnia Effort, interpretando due degli atti unici che compongono la raccolta American Blues del grande drammaturgo americano Tennessee Williams.

Il primo atto, Camera buia, ci porta nella casa della signora Pocciotti, una Valeria Palmitessa che ci fa ridere amaramente, mentre cerchiamo di comprendere la sua vita di madre sola. Una madre che, prendendosi maniacalmente cura della casa, cerca di non pensare alla figlia che vive ormai chiusa nel buio della sua stanza da letto. Ci svela la sua storia mentre la racconta, tra incomprensioni accidentali e fraintendimenti voluti, a Miss Morgan, Alessandra Basile, la grottesca assistente sociale pignola e a tratti altezzosa, che sembra di tentare di risolvere i problemi altrui, anziché affrontare i propri.

È invece in una locanda di periferia che si incontrano le vite dei protagonisti del secondo atto, La dama dell’insetticida Larkspur. In scena troviamo la padrona della locanda, Valeria Palmitessa, un’affittacamere rigidamente attaccata ai soldi e incapace ormai di provare compassione per i suoi due ospiti: uno scrittore, Alessandro Zurla, caduto in disgrazia dopo aver scritto un apparente libro di successo, e una donna, Alessandra Basile, improvvisatasi prostituta per sopravvivere, ma aggrappata al sogno dei passati tempi d’oro. Entrambi, scrittore e prostituta, lottano con il proprio io per rimanere ancorati alla vita che si sono costruiti nel tempo, arrivati a un punto in cui il confine tra fantasia e realtà è troppo labile per riuscire a individuarlo. Ma sono proprio i castelli che si sono creati a mantenerli in vita e sono quelli che loro cercheranno di difendere fino all’ultimo.

Tennessee Williams scrive American blues dopo la crisi del ‘29, per dare voce a tutte le famiglie, come la sua, distrutte da una povertà interiore prima ancora che economica, mostrando senza veli le loro fragilità e chiedendo per loro la nostra protezione. A distanza di quasi un secolo, Michael Rodgers ci ricorda che quei temi sono più che mai attuali e ci aiuta non solo a raggiungere per un attimo l’intimità di queste persone, ma a guardare dentro le nostre coscienze, illuminate anche dal breve ma potente monologo iniziale di Alessandro Zurla.

Sax&PianoMa chi ci trasmette più di ogni altro il valore e la potenza dei sogni per sopravvivere a una realtà difficile da affrontare nella sua nudità è il blues, musica di scena e protagonista della mezzora che separa un atto dall’altro. Leonardo Ravera al piano e Gabriele Faccialà al sax riportano la nostra mente alle piantagioni afroamericane degli anni ’30 e ci ricordano che arriva per tutti il momento in cui ci si deve confrontare con le proprie debolezze e trovare la propria forma d’arte per affrontarle, superarle o, quanto meno, accettarle.

Grazie all’intensità di Alessandra Basile, al vigore di Valeria Palmitessa, alla profondità di Alessandro Zurla  e alla scanzonata malinconia del blues, in scena possiamo toccare con mano lo spaesamento che si prova a vivere una vita in cui non ci si riconosce più e la lotta per cercare di sopportarla, osservandola dietro il velo dell’arte e dell’immaginazione.

“Il messaggio di Tennessee Williams è che, nel mondo, tutte le persone fragili, sensibili andrebbero protette (…), messe a sedere ad una tavola con gambe più robuste e non lasciate andare in frantumi come piccole schegge di vetro”.

M. Rodgers, Note di regia

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Ph. Saverio Lombardi Vallauri, Foto di scena

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