La Pasqua di un uomo

Giacomo Poretti_TV2000Qualche giorno fa, girovagando su Internet, mi sono imbattuta in un monologo scritto da Giacomo Poretti (quello del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) e da lui recitato l’anno scorso in piazza del Duomo, a Milano, in occasione della processione del chiodo della croce di Cristo.
Si intitola Dialogo tra la Madonnina e il Figlio in croce ed è un monologo semiserio, ovviamente, in cui l’attore racconta il rapporto che fin da piccolo ha e ha avuto con la Madunina, immaginando anche il rapporto amorevole tra lei, madre, e Gesù, figlio.
Un figlio un po’ particolare, non c’è dubbio, che l’avrà fatta tribolare più di quanto gli adolescenti di oggi facciano penare le proprie madri. O, forse, tanto quanto.
Un figlio che è stato la sua gioia, ma che ha anche provocato il suo immenso dolore. Come tanti figli.
Eppure lei, come tante madri, ha sopportato tutto nel suo cuore, ha chiuso uno, due, cento occhi e aperto il suo cuore, per amare quanto più possibile l’unico figlio che Dio ha scelto di donarle e al quale lei proprio non sapeva dir di no.
Giacomo si immagina uno scambio di battute e di sguardi tra Maria e Giuseppe in cui è difficile non rivedersi.

Com’era innamorata di suo figlio, poteva dirle qualsiasi cosa, in qualunque modo e lei lo guardava adorante… E San Giuseppe: «Tu quello lì lo vizi un po’ troppo». Poi la Madonnina gli sorrideva come solo lei sapeva fare e San Giuseppe, che avrebbe spaccato tutti i piatti talmente gli giravano le balle, si calmava. La Madonna e San Giuseppe in fondo ci ricordano com’è difficile essere genitori…

Già, perché è difficile essere genitori quando tuo figlio se ne va di casa e non ti dice dove sta andando, è difficile accettare che abbia cose ‘più importanti’ da fare, è difficile lasciarlo crescere senza dover interferire con il modo in cui ha scelto di farlo, è difficile, impossibile vederlo soffrire, morire sotto i tuoi occhi.
Eppure la Madonna anche in quel caso ha detto: «Sì», ha accettato e sofferto in silenzio, mentre attorno a lei ognuno diceva la propria: a volte senza sapere, a volte solo per giudicare, per fare quello controcorrente o, al contrario, per seguire la folla.
E, da quel giorno, ogni giorno c’è qualcuno che dice la propria. A volte senza sapere, a volte solo per giudicare, per andare controcorrente, per seguire la folla.
Ma la Madunina sta lì, ad osservare, benedire, soffrire, consolare. Ad amare.

Mah, certo che la Madonnina in questi due secoli e mezzo da lassù ne ha viste (…); ma sono giornate come quella di oggi che lei, la Madonnina, non può sopportare. Soffre tantissimo, proprio come tutte le mamme: mentre noi siamo qua a lambiccarci il cervello con qualche maliziosa supposizione sul chiodo della croce: «Uhè, ma sarà proprio quello giusto ?», «E se avessero preso il chiodo di una croce sbagliata?», «Ma va’ là, sculta un stupid: l’avrann cumprà al Brico…», mentre noi ci divertiamo ad applicare la logica del sospetto, c’è una persona che soffre tremendamente e se ne sta là sopra a 108 mt, perché lei tutte le volte che vede un chiodo, che sia proprio quello o no, Lei si ricorda che suo figlio è stato appeso con quattro chiodi ad una croce e con quello strazio ci è morto. Chissà come lo cercherà con gli occhi quel chiodo durante la processione, chissà cosa sente nel cuore ogni volta che quel chiodo vaga per la città: sarebbe come mostrare ad una madre la maglietta che indossava suo figlio quando è annegato al largo delle coste siciliane o lo zainetto che portava sulle spalle quando è stato travolto dal destino sulle strisce pedonali o ricevere una chiamata in ufficio e sentirsi dire che il proprio figlio si è buttato dalle scale dopo l’ennesimo messaggio calunnatorio letto su Facebook.

E anche lei si sarà sentita tradita dal suo Dio, un Dio che le aveva promesso che suo figlio sarebbe stato il Re dei Re, e che invece è morto come un delinquente. Avrà pianto, urlato, si sarà chiesta perché, si sarà sentita morire con lui.
Ma, poi, si sarà ricomposta, si sarà fatta forza e sarà andata avanti, pronta a esaudire l’ultima richiesta di suo figlio, quella di diventare la madre di tutti. E una madre, si sa, deve sempre farsi forza, deve farsi in quattro per i suoi figli, deve farsi vedere sorridente anche quando è triste, deve correre anche quando non vorrebbe far altro che fermarsi e cullarsi nella sua tristezza.
Ma lei deve stare lì, assisa in cielo, alta così che possa vedere tutti e che tutti, se vogliono, possano vedere lei.
E quando una madre in lacrime si chiederà: «Perché?», forse non troverà risposte, ma, sicuramente, troverà una piccola consolazione in una persona che ha sofferto e soffre come lei.

Si chiede Giacomo da bambino, guardando il Presepe:
Perché era stata scelta proprio la Madonnina per fargli da mamma: una giovinetta anonima e poverissima?! Perché non una regina? Perché non una signora importante con un castello? Ma perché Dio che aveva creato ogni cosa: il cielo e la terra, il gelato al pistacchio, la pasta al pesto e perfino capitan Zanetti, perché un signore così importante e creativo, Dio, doveva scegliersi una poveraccia che passava tutto il tempo a cucire per fare la mamma di suo figlio? Ma cosa aveva di speciale quella statuina con l’abito azzurro e il velo bianco?

Probabilmente, aveva semplicemente la straordinarietà di essere un’ordinaria donna come tante altre allora e oggi. Una donna che ha pianto e sofferto ma che, dopo tre giorni, ha sorriso.
Oggi, paradossalmente, non importa se voi pensiate che Gesù sia stato veramente il figlio di Dio, se sia Dio lui stesso o se nulla di questo sia vero.
Oggi, Gesù è figlio. E, in quanto figlio, uomo. Proprio come noi.
BUONA PASQUA a tutti gli uomini, figli! Che siano di buona volontà o meno.

Buona lettura, con il Dialogo tra la Madonnina e il Figlio in croce di Giacomo Poretti.

ph: TV 2000

Rispondi