Il mistero di Alessia

Il mistero di AlessiaÈ da un po’ di giorni che non vi racconto le storie delle persone in cui mi imbatto e mi fa piacere ricominciare con l’intervista fatta ad Alessia, ragazza che, sia pur giovane, avendo appena 27 anni, ha già alle sue spalle la bellissima storia di un sogno avverato e, allo stesso tempo, un presente un po’ confuso.
Ma iniziamo dal principio.


Fin da quando era bambina, Alessia aveva un desiderio ben chiaro nel proprio cuore: lavorare nel campo della moda. No, non voleva fare la modella, voleva proprio ‘sporcarsi le mani’ negli uffici, dietro le quinte: quel lavoro senza il quale la moda, per come la intendiamo noi, non esisterebbe.
Sicura di quello che voleva nella vita, poco più che diciottenne lasciò la sua Napoli per avventurarsi nella capitale internazionale del regno modaiolo: Milano.
A Milano studiò ciò che desiderava, ma non solo. A Milano scoprì la bellezza dell’indipendenza, conobbe piacevoli persone che divennero ben presto amiche, assaporò com’è dolce il sapore della libertà, di cui non poté più fare a meno.
Certo la strada non fu solo in discesa. Ci furono anche i momenti di difficoltà, ma li affrontò sempre con la grinta di chi sa quello che vuole e i suoi sforzi furono ben ripagati.
Pochi anni dopo il suo trasferimento, infatti, Alessia riuscì ad immergersi nelle vie della moda milanese, lavorando per un noto marchio di abbigliamento: il suo sogno si era avverato!
Ora avrebbe potuto realizzarsi, fare carriera, proprio nel ramo in cui si era sempre immaginata!
Ma noi esseri umani siamo ben strani, non c’è che dire. E, una volta raggiunto un obiettivo, invece di goderci il nostro momento di gloria, spesso, ci ritroviamo a chiederci: «E adesso? Che faccio? Quale obiettivo posso inseguire?».
Così la nostra Alessia, che si sente blu nell’animo (anzi, blu cobalto, la sfumatura forse più brillante e intensa), ma che si veste sempre di nero, pur avendo raggiunto il suo sogno, si sente profondamente confusa.
Ogni mattina si alza con la necessità di essere sempre in movimento, ponendosi una o venti piccole mete da raggiungere nel breve termine.
Che tipo di mete? Dipende dal momento: possono riguardare lo sport così come le amicizie, la salute o lo svago. Cose serie o meno serie, insomma, che a volte le chiedono di non restare più di dieci minuti da sola altre volte di vivere la solitudine, circondandosi di calma e silenzio.
E in questo turbinio di piccoli sogni quotidiani, un unico grande sogno racchiude tutto: fare chiarezza dentro di sé. Una mancanza c’è, dice, ma, finché non riesce a individuarla, è difficile colmarla.
Perché il blu cobalto è sì brillante e intenso, ma è anche tanto misterioso.

Crystal Boyd scrive:
La felicità è un viaggio, non una meta.
E così credo sia il raggiungimento dei sogni.
Non dobbiamo pensare che sognare significhi vivere freneticamente la vita, consumandoci nella smania di raggiungere il nostro unico, grande obiettivo. Sognare significa, piuttosto, goderci, assaporare la quotidianità, perché è il singolo giorno, sia bello sia brutto, che ci porta avanti.
Belle parole, lo so. Poi sono la prima a non metterle in pratica, magari. Ma ci provo. E condivido con voi i miei tentativi.

Perciò, buon cammino, Alessia! Goditi ogni singolo giorno, ogni singolo passo, anche se confuso. Ovunque ti porterà, sarà una sorpresa tutta tua.

Alessia, c’è qualcosa di quello che ho scritto che desideri modificare o c’è altro che desideri aggiungere?
E tra voi, lettori e lettrici, c’è qualcuno che vive o ha vissuto la stessa esperienza di Alessia?
Avete consigli o semplici condivisioni?

Scrivetemelo!
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