Il ritorno di Mister ‘Gi’

003.D.Forse qualcuno di voi ricorderà il Mister D. che ho raccontato in una delle mie primissime interviste.
L’intervista più breve della storia, in effetti.
Mister D. era bravo, chiaro, trasparente e tranquillo come il blu, e il suo sogno dell’oggi era avere più serenità in famiglia. Non aveva aggiunto nient’altro, non aveva la voglia di addentrarsi nell’argomento.

Fino a ieri, quando l’ho rincontrato e ha deciso di aprirsi molto di più con me e, di riflesso, con voi.
Innanzitutto Mister ‘D.’ mi confida che dovrei chiamarlo Mister ‘Gi’, perché così lo chiamano tutti. L’origine del soprannome non la ricorda nemmeno lui, ma non pretendo troppo e mi accontento di poterlo chiamare ‘Gi’.
Riguardo al suo sogno, aveva specificato solamente che questa ricerca di serenità in famiglia non era dovuta a litigi.
È stato un problema a loro esterno, ma che in un attimo li ha tristemente coinvolti tutti.
Più di dieci anni fa, Gi, i suoi due fratelli minori e la madre avevano messo in piedi un’attività nel loro paese: un locale che, grazie ad anni di sacrificio, impegno e dedizione, era decollato e funzionava davvero molto bene. Erano tre ragazzini, di ventuno, diciannove e appena quindici anni, quando avevano aperto, ma avevano saputo creare da soli un piccolo angolo in cui decine e decine di ragazzi avevano voglia di ritrovarsi tutte le sere. Era la loro seconda casa, il loro gioiello.
Ma a qualche vicino la cosa non piaceva. Troppo rumore, troppo fastidio, «troppe cattiverie, invidie e chiusure mentali», aggiunge Gi.
E dopo dieci anni, da un giorno all’altro, si ritrovarono a dover chiudere la loro attività.
In un attimo, si trovarono tutti e tre senza un lavoro. La madre, fortunatamente, aveva trovato già da tempo un altro impiego, lasciando ai figli la totale e libera gestione del locale. Aveva fatto bene. Ma questo non le tolse la preoccupazione di vedere i propri figli a casa, senza uno stipendio.
Gi passò sei mesi in una sorta di rifiuto e apatia, isolato con la ragazza e i pochissimi amici che voleva al suo fianco.
Poi si rese conto di non poter andare avanti così e ricominciò a lavorare. Ma non aveva le forze neppure per pensare a una nuova attività propria. Dipendente. Voleva un lavoro da dipendente. Meno responsabilità, meno fatica, meno delusioni.
Per questo adesso è alla ricerca di serenità: vorrebbe che tutti e tre trovassero un lavoro stabile, lasciandosi alle spalle la brutta esperienza e vivendo spensieratamente la loro nuova vita. Senza dubbio, sarebbe molto più serena anche la madre.
Attualmente c’è una causa in corso… La sua speranza è che la vittoria vada a loro, così da vedere un giorno, magari, almeno un risarcimento economico.

Alle spalle però ha anche lui un bel sogno avverato e lo ricorda soddisfatto, abbandonando per un attimo la rabbia sul suo volto. Un sogno semplice e concreto, che ha significato davvero molto per lui. Da piccolo voleva a tutti i costi andarsene via di casa entro i venticinque anni: ce l’ha fatta. Voleva essere autonomo, voleva avere un lavoro che gli permettesse di potersi pagare un affitto, comprarsi una macchina e arrivare serenamente alla fine del mese. Il locale gli aveva permesso tutto questo. Adesso si ritrova mutui e rate, ma vede la luce e la speranza di poter, un giorno, ricominciare.
Magari cambiando completamente ambito e tornando a una sua vecchia passione: l’informatica!
Ha un vecchio diploma da informatico: vorrebbe avere il tempo per aggiornarsi e reimmergersi nei computer per creare. Creare siti, creare pagine, video, database… qualsiasi cosa.

Intanto speriamo che la vita gli dia un po’ di quella serenità di cui ha bisogno anche per definire quale sarà il suo prossimo sogno.
In bocca al lupo!

Gi, desideri aggiungere o modificare qualcosa?
E tra voi, lettori e lettrici, c’è qualcuno che desidera dire qualcosa a Gi, dargli qualche consiglio o semplicemente condividere con lui la propria esperienza o il proprio pensiero?

Scrivetemi!
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